
La dicotomia femminile tra il sentire e l'essere è stata incentivata da quella che potremmo considerare la "strada maschile" al successo. Nell'era del post femminismo spesso si sono confuse le istanze relative ai diritti della donna ad essere e ad agire secondo la propria individualità di genere con il dover rinunciare al proprio intimo sentire per aver successo nella vita personale e nel lavoro con l'annientamento delle peculiarità del femminile per essere alla "pari".
Paradossalmente il femminismo avrebbe dovuto non solo rappresentare il diritto alla parità dei riconoscimenti sociali ma avrebbe dovuto aprire la strada per la richiesta di un mondo con caratteristiche più femminili. La vita, la creazione sono oggettivamente femmine. Premettendo che femminile e maschile sono in ogni essere umano e sono due approcci ben determinati ed utili entrambi alla gestione delle questioni terrene, non era pensabile che tutto ciò che si potesse ottenere fosse la rinuncia al valore del femminile per essere più "maschie".
La crisi identitaria è pressoché inevitabile con queste premesse perché ci è stato inculcato il concetto che per riuscire nelle relazioni e nel lavoro fosse necessario essere "falliche", l'alternativa è essere incapaci e fragili. Negli anni novanta, soprattutto, si è diffusa l'idea che per "arrivare" bisogna essere arrabbiati e combattivi.... oggi tutti, uomini e donne, abbiamo una maggiore fragilità emotiva e probabilmente una maggiore solitudine.
La strada verso noi stesse può solo ripartire dai valori intrinsechi al femminile, l'accoglienza innanzitutto, la donna accoglie, anche durante l'atto sessuale, la preservazione, la donna preserva la vita indipendentemente dal fatto di generare o meno (per scelta o altre condizioni) ma anche l'empatia verso il proprio simile.
Riaccogliere la propria bambina interiore vuol anche dire andare a riprendere la propria identità prima dei condizionamenti errati, andare a rivedere cosa quella bambina, ancora dea per la purezza delle prospettive, sentiva in sé come potenzialità da sviluppare in pieno. La felicità maggiore sarà il tornare a sentire in sé quelle potenzialità e quei desideri che ci somigliano di più.
Nella foto eseguo yoni mudra, una mudra delle mani, mudra vuol dire sigillo, yoni utero. Questa mudra ha il "potere" di bloccare il fluire troppo veloce dei sensi, di rallentare le percezioni esterne per farci sentire protetti come bambino nell'utero materno.
